4 domande a Cinzia Lacchia

(En.Vi.) Cinzia Lacchia, conservatrice del Museo Borgogna, fondato fra l'Ottocento e i primi anni del Novecento da un avvocato colto, appassionato "del bello", è diversa dalle tante sue colleghe che accoppiano il loro sapere con la loro ostentazione, e che i mezzi di comunicazione hanno preso l'abitudine di annoverare fra i critici. Cinzia, dando un po' fallacemente l'impressione di essere una "burocrate dei musei e dell'arte da conservare", è in realtà di una grande modestia femminile sorretta dalla conoscenza e dalla cultura artistica. E con questo "taglio culturale" che avvince, ha risposto alle consuete domande all'ospite del Kiwanis Club, nelle risposte affrontando temi in genere collocati alquanto marginalmente da tanti suoi colleghi. Storia dell'arte femminile intrisa di umanità nella cornice secolare delle botteghe d'arte cinquecentesche e seicentesche. Arte che si intreccia con l'elettronica e l'informatica di cui in questo momento, è un esponente l'americano Bill Viola. La trasmigrazione, per opera delle donne, dalla fotografia alla pittura. Senza moralismi e "peli sulla lingua", il rapporto dei giovani, irriducibilmente avvinti dai telefonini, con l'arte e i musei. Di seguito, ecco l'intervista a Cinzia Lacchia da cui emerge il carattere di cui abbiamo detto: tanta semplice modestia e, dietro, tanta ricchezza culturale che viene dalla autentica storia dell'arte della quale è anche simbolo il Museo Borgogna, un riferimento preciso del "mecenatismo ottocentesco" di cui adesso si è forse persa ogni traccia. Infatti oggi essere "mecenate" significa soltanto essere finanziere con il compito "peloso" di investire e guadagnare.

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Quattro domande alla dottoressa Laura Porzio per la conferenza al Kiwanis Club di Vercelli del 9 febbraio

(en.vi.) “E’ un argomento tosto”. Con questa battuta, in fondo tranquillizzante, Laura Porzio fisica nucleare all’Arpa del Piemonte, commenta con Luciana Berruto, di Vercelli, presidente del Kiwanis Club, l’invito per una conferenza che riguardi il nucleare e la vigilanza sul territorio della provincia di Vercelli. Ne tratta giovedì 9 febbraio, e il tema è inserito in una serie di incontri e di conferenze che debbono mettere in evidenza il ruolo femminile, sempre più difficile e impegnativo nella società attuale, proiettata verso la scienza e la tecnologia, talvolta dai più poco valutata. Infatti per riflesso condizionato, dai computer ai telefonini, dall’energia che consideriamo basilare per vivere, dal nucleare alle applicazioni di medicina che ciascuno di noi considera acquisiti i ritrovati, tuttavia lamentandosi se non sempre funzionano alla perfezione. E le persone sono anche infastidite se non sempre capiscono i continui progressi scientifici, o se i professori dei nostri figli si lamentano perché, proprio in Italia, i giovani siano scarsamente appassionati alla matematica e alla fisica.

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Quattro domande all’ospite Anna Maria Canton

(en.vi.) Parlare di cibo e dei suoi pericoli ad una platea dove, di frequente, si richiamano le tradizioni alimentari. E, senza riflettere, si mangiano carne di maiale grondante di grassi, salami, sanguinacci anche quando a novembre si fanno feste barbare, ostiche ai palati di città. Essendo questo il contesto purtroppo generale, proposto dalla Lilt presieduta dall’oncologo Ezio Barasolo, questa è anche la platea di Anna Maria Canton, abituata a trasmettere le sue riflessioni scientifiche, tuttavia sempre permeate di pragmatismo.
Non solo.Anna Maria Canton, da anni è anche abituata ad affrontare una platea particolare che è quella degli ammalati e delle corsie di un ospedale. In questo caso specifico bisogna nutrire correttamente e non sbagliarsi perché, talvolta, l’errore, potrebbe essere dannoso.
In questo florilegio di scritti sulla alimentazione, sulle diete, sui quanti giurano di essere nel giusto contro altri che sicuramente si dichiarano certi di non sbagliare, la dietologa del Sant’Andrea è come se quotidianamente si misurasse su una pista sciistica da slalom. Molto corretta e gentile, anche lei non richiama strani farmacisti di Desio, protagonisti televisivi insopportabili, che assicurano il dimagramento e, quindi, la scomparsa delle malattie non soltanto da obesità.
Nella intervista che segue, rilasciata al sito del Kiwanis Club, richiama, appunto, l’alluvione di consigli, testi, libri, integratori che assicurano la linea, specialmente quando, in prossimità delle vacanze, si va al mare o in montagna. E contemporaneamente richiama la cultura secondo la quale l’obesità è una malattia insidiosa, da tenere sempre lontana. E alle famiglie consiglia un aspetto da essere sempre presedente, così come ha fatto nella sua conferenza di giovedì 26 gennaio al Kiwanis Club di Vercelli, presieduto da Luciana Berruto e che a livello nazionale ha intrapreso una campagna contro l’obesità nei bambini e negli adolescenti: genitori riflettete; dal vostro comportamento dipende l’imitazione dei minorenni, quindi i guasti a livello di “cibo schifezza” dai quali potrebbero dipendere tanti guai di salute e, perché no?, psicologici nonché nella vita di tutti i giorni.

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Quattro domande allo psicologo Stefano Ramella Benna

(En.Vi) Stefano Ramella Benna, biellese che, diversamente dagli abitanti della sua città dove per tanto tempo ha dominato l’industria e il tessile, ha scelto una disciplina difficile per quanti puntano al concreto e all’apparente razionalità: la psicologia con ampi risvolti sociali e la psicoterapia. Più di un tempo, non soltanto nelle fabbriche dove i ritmi sono ancora fordisti, le maestranze e i manager ne hanno bisogno. Per rendersene conto, bisognerebbe ricordare i films di Charlot o le crisi finanziarie “nere” del 1929, o quella più vicina a noi degli ultimi anni. Nessun punto di riferimento per fronteggiare le crisi, tanta disperazione e una grande incognita che perseguita, molto al di là della attuale conclusione!
Stefano Ranella Benna, psicologo delle ultime generazioni essendo un cinquantenne abituato a penetrare nel buco nero della nostra violentata coscienza dei tempi moderni, nel centro studi della sua città ha presentata il suo ultimo libro: Per voce maschile. Rachelina Orsani, presidente del Kiwanis Club di Vercelli, ha invitato il dottor Ramella Benna a parlarci del contenuto del volume e di quanto sta dietro il Sé maschile  che è impastato con il nostro essere e che sovente erroneamente determina le nostre decisioni, non sempre con la capacità di sottrarci dalle antiche “incrostazioni", una vera tormentosa malattia che necessita dello psicoterapeuta, il medico laico della nostra anima. O, meglio della nostra “anima maschile” dove, senza aiuto, le profondità individuali sono spaventosamente abissali.

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