Le Neuroscienze contro una malattia chiamata cancro

(en.vi.) L’inviato del quotidiano torinese La Stampa Mimmo Càndito è sopravissuto al tumore ad un polmone, forse anche contratto in zona di guerra a causa dell’uranio arricchito, depositato a tonnellate sui terreni di scontro, dove si usano armi sofisticate e sempre più pericolose. Secondo le ipotesi, per Oriana Fallaci, inviata del Corriere della Sera e dell’Europeo era andata diversamente con il suo decesso. Ed è per adesso andata diversamente per i militari, in questo caso italiani inviati, in Afghanistan e Iraq, che non riescono a farsi riconoscere la “causa di malattia” contratta a causa dell’uranio arricchito. A quanto pare, i residui non costituiscono un freno “poiché esso non lo è per le lobbies che condizionano i fabbricanti di armi da guerra, le quali non considerano mai gli effetti ipotetici del’uranio arricchito”.
Sullo sfondo, questa minaccia mortale della tragedia infinita della guerra e delle armi usate dai belligeranti (oltre cento giornalisti italiani morti), profilatasi in relazione alla presentazione del volume “55 Vasche” del giornalista Mimmo Càndito, avvenuto giovedì sera 3 marzo prima alla Libreria Mondadori di corso Libertà, quindi nella sede del Kiwanis Club, presieduto da Rachele Orsani, in via Galileo Feraris, anche presente Stefano Farese, luogotenente kiwaniano per il Piemonte.

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Càndito, 55 vasche, il cancro, la professione

Il suo ultimo libro è “55 Vasche, il cancro (anzi due) e lo sport”, edizione Rizzoli. Mimmo Càndito inviato di guerra de “La Stampa” di Torino, scrittore, docente universitario di linguaggio giornalistico in questo volume, da poco in libreria, racconta due guerre mortali in cui è sopravissuto: l’aggressione ai polmoni del cancro sempre in agguato e, in zona di guerra, la morte che si profila in ogni istante e “vigliacca” travolge le popolazioni civili facendole pagare un prezzo troppo elevato.
“55 Vasche” per iniziativa del Kiwanis Club, presieduto da Rachele Orsani, in accordo con la “Libreria Mondadori” di corso Libertà a Vercelli, sarà presentato giovedì’ 3 marzo, inizio dell’incontro alle 18. Successivamente Càndito sarà ospite del Kiwanis Club al Circolo Ricreativo, sede vercellese del club.

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Kiwanis: I bambini hanno diritto alla felicità

Vittorio Barbonaglia, un bambino di nove anni di Stroppiana, ha vinto il concorso di disegno e di ideazione, bandito dal Kiwanis Club di Vercelli, presieduto da Rachele Orsani. E l’altra sera, con accanto i genitori e la sua insegnante Maddalena  Cardano, è stato premiato solennemente in una conviviale indetta dal Kiwanis Club al Circolo Ricreativo di via Galileo Ferraris. Il “remigino” Vittorio Barbonaglia frequenta il plesso scolastico stroppianese, diretto dalla dottoressa Fulvia Cantone. Alla cerimonia “inconsueta”, come ha fatto rilevare Rachele Orsani perché per la prima volta testimonia l’apertura del Kiwanis direttamente alle scuole, il comune di Stroppiana (sindaco Guseppino Carenzo) è stato rappresentato dal vice sindaco avvocato Maria Grazia Ennas.

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Con i loro disegni i bambini di Stroppiana illustrano per il Kiwanis i problemi didattici

I bambini della scuola primaria di Stroppiana, appartenenti al circolo didattico diretto dalla dottoressa Fulvia Cantone, con 29 loro disegni hanno illustrato i problemi che riguardano il loro corso di studi. La “squadra di piccoli illustratori” è stata guidata dall’insegnante Maddalena Cardano. Il Kiwanis Club, presieduto da Rachele Orsani, come del resto il Kiwanis International, ha per la sua primaria mission istituzionale ogni iniziativa di service che tuteli l’infanzia e ne promuova in suo sviluppo, come previsto dalla “Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia” promulgata dalle Nazioni Unite nel 1989, nonché dalla Carta di Treviso e dai suoi aggiornamenti voluti dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione della Stampa Italiana. E’ la prima volta che il Kiwanis Club di Vercelli chiede l’aiuto diretto della scuola e dei suoi alunni per mettere a fuoco le problematiche fra docenti e discenti, in queste settimane purtroppo diventate un oggetto della cronaca giornaliera.
Giovedì 25 febbraio, le scuole di Stroppiana in una serata dedicata all’infanzia e ai suoi problemi, saranno ospiti del Kiwanis Club. Presente per il Circolo Didattico la direttrice dottoressa Fulvia Cantone con Paolo Petracini e la insegnante Maddalena Cardano.

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Una sede per i burattini e i fondali teatrali di Bruno Niemen

Al Museo Leone, che ha già ospitato una mostra dedicata ai burattini di Eliseo Bruno Niemen, intitolata “Il nostro antico popolo di Legno”, il Kiwanis Club di Vercelli, presieduto da Rachele Orsani, giovedì 11 febbraio ha concluso il Carnevale con lo spettacolo speciale, testo di Gualberto Niemen scritto nel secolo scorso, animazioni e voci di Eliseo Bruno Niemen.
Questo il titolo della commedia, solo allestita per i soci del Kiwanis Club: “I briganti del Castello”. Protagonista principale Gianduja, la classica maschera piemontese, scaturita nel Settecento dalla tradizione astigiana. E questo il nome effettivo di Gianduja: Giuvan dla duja (il salume regionale, con tanti riferimenti alimentari alla civiltà contadina che Eliseo Bruno Niemen, con i suoi burattini e i suoi spettacoli recupera avendo il grande gradimento del pubblico, bambini in particolare.

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Per il Kiwanis Club carnevale al Museo Leone con i pupi di Eliseo Niemen e i Briganti del Castello

Primo a Vercelli, dopo il Museo Leone presieduto da Gianni Mentigazzi, il Kiwanis Club vercellese, presieduto da Rachele Orsani, adotta Eliseo Bruno Niemen e i suoi burattini. Una rappresentazione speciale all’interno del Museo è stata programmata per la serata di giovedì 11 febbraio. Eliseo Bruno Niemen, che ha appena avuto il Patrocinio dell’Unesco, organismo internazionale culturale delle Nazioni Unite, ha offerto i materiali racconti negli anni dalla sua famiglia. E’ così stata allestita una mostra nel Museo Leone. Nella inaugurazione solenne di sabato 31 gennaio, presenti i rappresentanti dell’Unesco, Gianni Mentigazzi, già docente di lettere all’Istituto Magistrale, nella sua introduzione ha ricordato come i burattini fossero teatralmente presenti ai tempi di Cavour, e che ancora a Vercelli si ricorda una festa al Teatro Civico. Il professor Mantigazzi ha insistito per un altro aspetto: i burattini di Eliseo Bruno Niemen sono “cultura allo stato puro”, quindi ben collocati nel Museo Leone, testimonianza di “vercellesità”.

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Con il velo l’avvenenza della dama rinascimentale

Poco lontano da Vercelli, dagli archeologi fu scoperta una tomba di una coppia mista: lui di stirpe latina, lei di stirpe germanica. Dentro la tomba, oggetti che richiamavano il gusto dell’abbigliamento barbarico e di Roma. Più di mille anni fa, in pieno Medioevo, era la testimonianza della integrazione culturale fra le orde calate dal Nord e i Romani, considerati portatori di civiltà.
Invitato dal Kiwanis Club di Vercelli, presieduto da Rachele Orsani, giovedì 28 dicembre con la citazione di questa testimonianza archeologica, il critico d’arte Gabriele Marazzina ha introdotto la sua conferenza dedicata a “come vestiva il Piemonte dal Medioevo al Settecento”. Del Piemonte e non “dei piemontesi” perché, anche secondo Marazzina, la regione era divisa in due, con annotazioni di moda che si sono protratte fino ai nostri giorni: il Piemonte Occidentale, tributario della cultura dei Savoia e francese; e il Piemonte Orientale che ha subito le influenze lombarde della casata di Ludovico il Moro e, più su, degli austriaci e di Vienna.

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I Piemontesi in cinque secoli, i loro abiti e a tavola

In Piemonte, come vestivamo, e a tavola quali cibi comparivano? Senza girare la domanda agli storici e alla cultura regionale per i secoli che ci separano dal Medioevo, in queste settimane basterebbe soffermarsi sui vestiti settecenteschi di Bela Majn e Bicciolano. Oppure, soffermarsi sull’abbigliamento rappresentato dagli affreschi quattro-cinquecenteschi di Gaudenzio Ferrari in San Cristoforo a Vercelli. O anche sfogliare il poema sul riso del veronese Giovan Battista Spolverini e ammirare le incisioni di scuola veneziana che corredano il volume il quale, per primo, descrisse la coltivazione del cereale arrivato nel XV secolo grazie a Ludovico il Moro signore di Milano e alla Repubblica di Venezia.
I quesiti, di storia regionale e di sociologia, sono stati sollevati da Rachele Orsani, presidente del Kiwanis Club di Vercelli, associazione che sempre più si occupa della cultura, oltre che fortemente della tutela dei bambini. E le risposte sono state individuate con la collaborazione di Gabriele Marazzina, critico d’arte torinese il quale opera professionalmente in tre regioni: Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta. Marazzina che si è laureato a Torino in storia dell’arte e che ha collaborato con il Centro Pannunzio del capoluogo subalpino, con l’associazione culturale Le Grange di Crescentino e con il Museo Leone di Vercelli, su invito di Rachele Orsani e del Kiwanis Club, giovedì 28 gennaio al Circolo Ricreativo vercellese svilupperà questo tema, con le caratteristiche e la moda nel corso di cinque secoli. Questo il titolo della sua conferenza: Come vestivano i Piemontesi dal Medioevo al Settecento.

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Un latte prezioso e una generosa mamma indiana

Il latte materno è unico e caratterizza la specie umana. La dottoressa Elena Uga, nella sostanza, introduce così la sua nota di presentazione in un salone del Seminario Arcivescovile di Vercelli, generosamente messo a disposizione del Kiwanis Club di Vercelli, presieduto da Rachele Orsani. Lo sviluppo del tema, seguito da una conviviale di beneficenza dalle sorprese positive anche riguardante lo specifico argomento, nella serata di giovedì 14 gennaio è stata promossa e indetta dal Kiwanis Club per  il sostegno della Banca del Latte, costituita negli anni Settanta per una intuizione dell’allora primario di pediatria professoressa Paola Cerruti, mentre ora il reparto è retto dal professor Gianni Bodo, presente alla manifestazione. Nella  serata, la “pennellata storica” sulla pediatria a Vercelli e sulla Banca del Latte è stata tracciata dal dottor Sandro Provera che della professoressa Paola Cerruti fu prima stretto collaboratore e, poi, successore. Va, inoltre, ricordato che allora, sostenne la Banca del Latte costituenda Murizia Brusa-Ciocchetti, scomparsa qualche tempo fa.

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Il Kiwanis istituisce all’ospedale di Vercelli borsa di studio per il coordinatore della Banca del Latte

Per gli immaturi, il latte materno che le neo mamme non sempre dispongono a sufficienza, è un alimento essenziale. Esso può essere reso disponibile dalle Banche del Latte, in Piemonte funzionanti in tre strutture ospedaliere: nella “città della salute” a Torino presso il presidio ospedaliero Regina Margherita nonché presso il presidio ospedaliero Sant’Anna; all’ospedale Santa Croce di Moncalieri; all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli. In Italia “banche del latte” operano a Milano, Brescia, Cosenza. E in Europa sono una trentina allestite e funzionanti, in particolare, in Francia e in Svezia.
La “Banca del Latte” di Vercelli al Sant’Andrea, creata nel 1971, denominata Lactarium, fu una intuizione e il risultato delle iniziativa della professoressa Paola Cerutti, allora primario di pediatria. Il servizio Lactarium fu intitolato a Maurizia Brusa che si diede molto da fare per il suo funzionamento.

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